SANTUARIO DI SANTA LUCIA - VILLANOVA
Incastonato a picco sulla roccia del Monte Calvario, il Santuario di Santa Lucia di Villanova Mondovì è uno dei simboli architettonici della Valle Ellero. Costruito a partire dal Sedicesimo secolo, è un importante luogo di devozione, storia e geologia, con le sue grotte che si insinuano nelle profondità della montagna.
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La sua costruzione nasce, secondo la tradizione, da un pilone posto al di sotto dell’attuale complesso. Qui si racconta che Santa Lucia apparve a una pastorella sordomuta donandole udito e parola. Quest’ultima espresse quindi il desiderio che il pilone fosse messo al sicuro dalle inondazioni dei vicini torrenti Ellero e Lurisia. Fu scelto per questo una caverna al fianco del monte, in posizione più elevata. Il crescere della devozione promosse la costruzione di un edificio adatto a ospitare pellegrini e sacerdote.
L’area cinquecentesca è composta da cinque piani con una serie di locali che nel tempo hanno modificato la loro funzione. A inizio del secolo successivo erano presenti i luoghi destinati all’eremita, la chiesa all’interno della grotta naturale e il portico antistante. Sempre al ‘600 risale la costruzione dell’ospizio con loggiato destinato ai pellegrini.
Nel XIX secolo il pilone iniziale fu spostato all’interno della grotta e fu costruita una seconda ala dedicata a Gian Andrea Bernardi. Durante il periodo della Resistenza qui si rifugia don Giuseppe Bruno, soprannominato “il prete dei Partigiani”, insieme ad altri combattenti protetti dalle suore e da don Pietro Servetti. Tra le suore, Suor Carla De Noni, poi insignita della medaglia d’Argento al Valore militare per la Resistenza, svolse anche attività di supporto e sopravvisse miracolosamente a un attacco aereo degli Alleati.
Il presbiterio e l’altare della chiesa sono costituiti dalle pareti della caverna di origine carsica e di grande interesse speleologico, proprio come la vicina Grotta dei Dossi. Da qui si dipanano una serie di antri che proseguono nelle profondità della montagna, oggi solo accessibile agli speleologi, e oggi ancora in fase di mappatura.
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